Eh, come lo capisco. La trepidante attesa, i mille "eh va bè, se vado bene, se no pazienza" ripetuti mentalmente, la mole di progetti e idee strane che ti travolgono nei momenti piu assurdi della giornata. 
"Viaggiare è aprire una finestra sul mondo. E' la curiosità di arrivare dove finiscono le strade. Di scoprire cosa si nasconde al di là delle montagne. Andare incontro all'imprevisto. Accettare la sfida dell'ignoto per raggiungere i confini della terra."
Eh, come lo capisco. La trepidante attesa, i mille "eh va bè, se vado bene, se no pazienza" ripetuti mentalmente, la mole di progetti e idee strane che ti travolgono nei momenti piu assurdi della giornata. 


...e invece la neve, ancora una volta. Ha imbiancato, scaldato e ghiacciato (rispettivamente citta' animi e cute) per tutta la settimana, e' stata implacabile nel giorno decisivo, quello della trasferta fuori Cracovia per impossessarsi del Mezzo (e mai nome fu piu' azzeccato!)Nella vita potrei essere un chiodo. Essere piantato, e restarmene per sempre in
quel legno. Invece ho scelto di essere un nodo: in questo modo, vengo legato da
qualche parte, ne assimilo le conoscenze, per poi sciogliermi e legarmi in
qualche altro posto.

No alla premeditazione, divieto d'accesso per schizzi e progetti, accanimento contro tutti i figli dei classici e le loro tecniche già viste...l'Arte è il momento, il lampo che illumina, l'accanimento di ogni idea contro un foglio di carta o un pannello di legno. Una manifestazione intera di visioni e sensazioni, che poi magari al mattino apparirà come un figlio da ripudiare, mancherà la chimica dentro le vene che tanto faceva sembrare più bello tutto nella notte prima.
caso capace di regalare in soli 28 anni di vita una visione del mondo alternativa, con i suoi lavori quasi infantili a prima vista e straordinariamente malati sotto l'occhio vigile.
La Lithuania.
Chimera lontana, immagine di Russia, sensazione di freddo e steppa, di vodka e di Nord. Interesse vivo per il qualcosa di diverso. Ricordi di un nome e di un banco di scuola, di professoresse di geografie perennemente stufe di ricollegare per l'ennesima volta le tre capitali coi tre ministati. A che servirà mai, dopotutto?
La distanza tra spazio e tempo, ragione e delirio si confonde pericolosamente, come il turbine di suoni che si shakera sopra la mia testa, appena un millimetro più in là di quella percezione dei sensi che se ne sta lentamente scivolando via da me.
Un susseguirsi in crescendo di materiale troppo forte, conseguenza di un capodanno troppo vicino al volo del ritorno. E allora, ancora una volta in questo Delirio Istituzionalizzato, spazio all’istinto e all’irragionevolezza, mente aperta ad accogliere dentro un hard disk mentale pericolosamente già al limite persone nuove, tutte maledettamente interessanti, alcolpartydevasto e sentimenti, in una maratona incredibile che mi porta qua, adesso. Sul filo del rasoio. In un aeroporto alle 8 di mattina dopo altre due notti da aggiungere alla fedina penale.
Confuso, non solo perchè gli ultimi residui di energia vengono dirottati al cuore e non al cervello, ma probabilmente perché sto andando verso un qualcosa di non proprio ignoto.
La sensazione di paura è agghiacciante, un incubo pungente che squarcia la carne portandosi dietro la cruda realtà: la prossima volta che percorrerò questa strada (aerea), salvo non richiesti scherzi del destino, sarà quella decisiva, il momento di congedarsi da questa vita e lasciare dietro di me il ricordo di quel che fu, per reincarnarsi da un’altra parte, ancora una volta. Non è facile accantonare l’Innominabile Realtà nella malefica atmosfera di questo mattino, fatto di troppe voci decisamente italiane che mi circondano su questa panchina. Il nemico o le radici? Il ritorno o l’arrivo? Reset, cervello.
Non aiuta, non può aiutare la fredda cornice di un Duty Free, l’emblema internazionalmente riconosciuto di un ambiente sempre uguale, quell’aereoporto che cancella tutta la poesia del viaggiare livellando ogni sperduto angolo del mondo, ogni differenza tra popoli e città. Una semplicità disarmante, partenze e arrivi, Toilettes e Gates, il liquore tipico in bella mostra in vendita. Jack Daniels. Campari. Sono considerazioni di Terziani, e sia chiaro, ma chiunque abbia provato la soddisfazione di risolvere gli anagrammi di orari e destinazioni in lingue e situazioni assurde non può evitare di farle sue.
Alzo gli occhi dal computer, decine e decine di bottiglie in bella mostra davanti a me mi stordiscono in un solo momento. Mi vien da pensare che è pazzesco, che ormai la potenza dell’alcol mi riesce a travolgere senza attraversare i canali più tradizionali, proprio vero che i miei 5 sensi si stanno facendo la guerra e autoelminando.
L’unico pensiero che si affaccia nella mia materia grigia, invece, è tanto inaspettato quanto non gradito. Il futuro. Mesi e mesi di vita alla giornata, quasi “alla nottata”, hanno cancellato il più piccolo tentativo di pianificazione. E invece tra qualche ora si manifesterà la necessità di sistemare un bel po’ di tasselli, tanta roba e poco tempo.
C’est la vie, un viaggio continuo. E allora tanto vale chiudere il computer, alzarsi e ripartire. Tanto, tra non troppi giorni, sarò di nuovo nel mio estatico delirio, e allora incubi e paranoie rimarranno nel Duty Free.

E invece, adesso è già qualche tempo che devo rinunciarvi forzatamente... La Musica, maronnasanta quanto mi manca suonare... la Lituania, magica forza oscura, per la prima volta nella mia vita è riuscita a separarmi da quello che non è nient'altro che un bisogno primario ed elementare della mia sopravvivenza. E la Lituania, contrariamente a quanto pensavo, non è ancora riuscita a darmi la possibilità di suonare.
Si avvicina il giorno del rientro, praticamente inizia con quest'alba l'ultima settimana del mio Lato A lituano.
Non si tratta di una generalizzazione esagerata o figlia di qualche assurdo senso di superiorità, semplicemente parlando con chiunque si ha la conferma che le mani si alzano spesso e volentieri, troppo spesso e troppo volentieri, sia chiaro sia ovvio sempre e solo per necessità.
La conclusione sarà idiota come l'inizio, un bilancio finale privo di vincitori e vinti, ricco solo di sangue ovunque e di facce soddisfatte per aver dato l'ennesimo senso all'ennesima serata.
Is vaikystes ateina Kaledos. Paplotelis, sienelis, Mama. Verpia tyla naktis atsisedus, Kursto krosny ugnele ziema. Tu, ateik mano angele baltas, Is sapnu, is dangaus, is zvaigzdziu. Kasdienybes pilkos nesugeltas, Atsistok po vaikystes medziu. As sudesiu zvaigzdes tau po koju. Tik ateik is Kaledu nakties. Is vaikystes per dangu, per goju Isisupes i skliauta vilties. (Z. Gaizauskaite) |
Momenti non proprio semplici, questi. Precisamente, gli ultimi, gli ultimi frammenti di vita insieme per un buon numero di persone che hanno vissuto gli ultimi mesi a braccetto, in qualche modo, l’uno con l’altro. Giorni di partenze, di fine Erasmus, di addii che si cerca inverosimilmente di tramutare in arrivederci, nascondendo a sé stessi che, se anche ci potrà essere un’altra occasione di rincontrarsi, non sarà più la stessa cosa.Si tratta in qualche modo di una grande famiglia, soprattutto se si vive nello stesso dormitorio che unisce in qualche modo tutti, nelle brevi giornate e nelle lunghe notti, senza barriera alcuna. E questa volta, il solito Natale che incombente si avvicina contribuirà ancora di più a dare l’idea di effettivo divorzio, per tutti. In pochissimi giorni, tutto si è svuotato, una per una le porte delle stanze si sono chiuse davvero, e camminare per i corridoi adesso dà davvero un’impressione strana, di un deserto prima impossibile da trovare, a qualsiasi ora.
Per qualcuno sarà solo una pausa, per qualcuno l’Erasmus è veramente finito, il fatto di appartenere (per fortuna) alla prima categoria non mi permette di vivere, forse, questi “ultimi momenti” come tali.
In ogni caso, difficile non sentire questo strano silenzio, e non rendersi conto che si è appena detto addio a facce, parole, notti pazzesche, assurdità varie ed emozioni radicate nella carne che non sono state cose da poco.
